Gesù è sempre presente nella sua Chiesa.

Gesù è presente nella nostra comunità parrocchiale in vari modi. Ciò lo rivela egli stesso nei Vangeli. Un argomento così importante e delicato non si può inventare. L’uomo, ricco della più alta intelligenza e dotato di una brillantissima fantasia, mai azzarderebbe a identificare Dio con il povero o a inventare la presenza di Dio in un pezzo di pane o nella chiesa fatta di uomini fragili e peccatori. Quello che noi cristiani crediamo sulla presenza di Gesù lo accogliamo soltanto per rivelazione dello stesso Signore. Quando egli parla bisogna cogliere ogni sua parola, così quando egli agisce bisogna cogliere il significato di ogni gesto. Noi, infatti, crediamo che Gesù è presente nella sua chiesa nei seguenti luoghi.

  • Quando la comunità si riunisce in preghiera e nella celebrazione liturgica. Così dice Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro(Mt 18,20).
  • Quando è proclamata la parola di Dio. Gesù dice: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato”.
  • Gesù è presente nella persona dei suoi ministri. Quando si celebrano i sacramenti, il celebrante opera in persona Christi. Così dice Sant’Agostino: “Battezzi Pietro, è Cristo che battezza; battezzi Paolo, è Cristo che battezza; e battezzi anche Giuda, è sempre Cristo che battezza”.
  • Quando incontri un povero incontri Cristo. Così dice Gesù: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me(Mt 25,46).
  • Gesù in modo del tutto speciale è presente nel sacramento dell’Eucaristia. Così scrive Matteo: “Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio»(Mt 26,26 ss.).

Ho capito bene? Sul pane e sul vino non usa un altro verbo, ma semplicemente “il presente indicativo del verbo essere”, nel suo significato essenziale di esistere e non, come vorrebbe qualcuno, il verbo “significare” o “rappresentare”. Quindi quando dice “questo è il mio corpo” vuole dire esattamente “questo pane sono io”, “questo vino sono io” perché corpo e sangue si identificano con la sua stessa persona. Quindi quando faccio la santa comunione, io mi unisco a Gesù e lui mi assimila a se stesso. E quando mi fermo davanti all’Eucaristia, ho consapevolezza di trovarmi alla presenza reale di Gesù, nella pienezza sua divinità e nella sua umanità.

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