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Riflessioni del Parroco, Padre Antonio Panzica TOR

Natale: mistero d’amore.

Dicembre è il mese che ci introduce nell’inverno. Usiamo sciarpe, cappotti, maglioni di lana, berretti. C’è freddo. Nelle regioni nordiche la neve non lascia spazi nemmeno davanti alle porte delle abitazioni. C’è freddo. Anche da noi, al Sud, il freddo, pur non essendo quello nordico, lo avvertiamo e lo soffriamo nelle case e nelle strade. Il freddo… Sì, proprio mentre scrivo questi pensieri, il vento freddo che viene dall’Etna non soltanto muove i rami degli alberi, ma prepotentemente penetra fin dentro le mie vene.
Però dicembre è anche il mese del calore umano, dell’attesa, della vita che a Natale sboccia nel cuore di ogni uomo credente e non credente. Ogni uomo, che entra nella grotta del presepio, come un piccino, si riempie di speranza, di luce, di calore divino-umano come accadde ai pastori di Betlemme.
Dicembre, a motivo della grande festa natalizia, è il mese delle famiglie che si riuniscono, degli amici che si cercano, dei bambini che attendono i regali. Insomma, questo tempo è il tempo del Dio-Bambino che vuole nascere nell’intimo di ogni uomo.
Questo tempo di Natale, soprattutto per la famiglia parrocchiale, deve essere davvero l’esplosione della comunione fraterna, della reciprocità, dello stare insieme, della condivisione, dell’amore.
Tutto a causa di quel Bambino che la Vergine-Madre ha donato all’umanità e che la chiesa riconosce e proclama Signore della vita e della storia. Con lui non c’è più il freddo dell’inverno, ma il calore dello Spirito Santo che riempie i cuori di bontà e di pace.
Il fuoco che porta il Bambinello accende i cuori degli uomini, abbatte muri, costruisce ponti per una umanità nuova, quella che deve abitare la terra nuova e i cieli nuovi.
Gesù, piccolo grande Bambino di Betlemme, aiutaci ad accogliere il fuoco del tuo amore, aiutaci ad incendiare il mondo di gioia di luce e di pace.

Il Parroco

Una famiglia di famiglie.

Il 30 ottobre 2018, nei locali della nostra parrocchia mi sono riunito con il P. Sachitha e il Consiglio pastorale parrocchiale, per discutere insieme le proposte per l’anno pastorale 2018/19.
In un clima di serenità e di comune interesse per la edificazione del regno di Dio in mezzo a noi, sono state presentate le varie proposte che antecedentemente erano state preparate da un’apposita commissione.
Il programma per le attività del presente anno pastorale, a partire dallo slogan, “una famiglia di famiglie”, è tutto nel segno della comunione ecclesiale.
Ciò impegna i sacerdoti, i vari coordinatori delle realtà presenti in parrocchia e ogni singolo loro componente a camminare insieme verso un’unica meta che raggiungeremo quando in mezzo a noi, nei nostri occhi, nelle nostre mani, nei nostri piedi, ma soprattutto nella testa e nel cuore terremo vivo il Signore Gesù.
L’Eucaristia, della quale ci nutriamo in ogni celebrazione liturgica e che adoriamo come presenza viva del Signore, ci aiuti a conformarci nel corpo di Cristo come chiesa, membri eletti, guidati e pieni del suo Spirito.
Invito tutti a vivere in unità per essere in questo lembo di terra, che è la Mazzarrona, terreno fecondo di giustizia, di amore e di pace. Evitiamo i personalismi, i soggettivismi e i vari relativismi dei singoli gruppi.
I coordinatori si rendano utili nel guidare i fratelli e le sorelle verso l’unità dello Spirito. Non dimentichiamo quello che dice San Paolo nella lettera agli Efesini 4, 4-6: “Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti”.
Gesù, nell’ultima cena, prima di consegnarsi per il suo sacrificio, prega il Padre suo, “ut unum sint”, “affinché i suoi discepoli siano una cosa sola”.

Il Parroco

Una Famiglia di Famiglie – Programma pastorale della parrocchia San Corrado Confalonieri in Siracusa


14 ottobre 2018 – Inizio dell’anno pastorale.

 

Gesù è sempre presente nella sua Chiesa.

Gesù è presente nella nostra comunità parrocchiale in vari modi. Ciò lo rivela egli stesso nei Vangeli. Un argomento così importante e delicato non si può inventare. L’uomo, ricco della più alta intelligenza e dotato di una brillantissima fantasia, mai azzarderebbe a identificare Dio con il povero o a inventare la presenza di Dio in un pezzo di pane o nella chiesa fatta di uomini fragili e peccatori. Quello che noi cristiani crediamo sulla presenza di Gesù lo accogliamo soltanto per rivelazione dello stesso Signore. Quando egli parla bisogna cogliere ogni sua parola, così quando egli agisce bisogna cogliere il significato di ogni gesto. Noi, infatti, crediamo che Gesù è presente nella sua chiesa nei seguenti luoghi.

  • Quando la comunità si riunisce in preghiera e nella celebrazione liturgica. Così dice Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro(Mt 18,20).
  • Quando è proclamata la parola di Dio. Gesù dice: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato”.
  • Gesù è presente nella persona dei suoi ministri. Quando si celebrano i sacramenti, il celebrante opera in persona Christi. Così dice Sant’Agostino: “Battezzi Pietro, è Cristo che battezza; battezzi Paolo, è Cristo che battezza; e battezzi anche Giuda, è sempre Cristo che battezza”.
  • Quando incontri un povero incontri Cristo. Così dice Gesù: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me(Mt 25,46).
  • Gesù in modo del tutto speciale è presente nel sacramento dell’Eucaristia. Così scrive Matteo: “Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio»(Mt 26,26 ss.).

Ho capito bene? Sul pane e sul vino non usa un altro verbo, ma semplicemente “il presente indicativo del verbo essere”, nel suo significato essenziale di esistere e non, come vorrebbe qualcuno, il verbo “significare” o “rappresentare”. Quindi quando dice “questo è il mio corpo” vuole dire esattamente “questo pane sono io”, “questo vino sono io” perché corpo e sangue si identificano con la sua stessa persona. Quindi quando faccio la santa comunione, io mi unisco a Gesù e lui mi assimila a se stesso. E quando mi fermo davanti all’Eucaristia, ho consapevolezza di trovarmi alla presenza reale di Gesù, nella pienezza sua divinità e nella sua umanità.

Io sono figlio di Dio.

Settembre 2018.

Mi piace riprendere la pubblicazione del bollettino parrocchiale “INSIEME per essere chiesa”, per esprimere tutta la gioia dell’essere cristiani in questo lembo di terra che è la Mazzarrona e specificatamente nella parrocchia di San Corrado Confalonieri. Con tale avverbio non voglio dire che tutti gli abitanti del quartiere sono santi (magari fosse così). Desidero semplicemente ringraziare il Signore, insieme a voi perché ci ha fatto dono di essere suoi figli nel suo Unigenito Figlio Gesù Cristo. E i figli in una famiglia, anche se ricevono tutti lo stesso affetto dai genitori, sappiamo bene che non sono tutti uguali e non tutti corrispondono alle loro attese. Essere figli di Dio è il dono più grande che egli fa agli uomini e alle donne. Ora c’è il credente che accoglie tale dono e lo conserva gelosamente per viverlo nella sua quotidianità e c’è il credente che non è interessato e non gli importa di viverlo secondo le attese del Padre celeste.

In questo mese di settembre 2018, mentre lentamente si ritorna dalla pausa estiva e si riprendono piano piano le varie attività anche della nostra comunità parrocchiale, io desidero invitarvi a voler, con l’aiuto della grazia divina, considerare e possibilmente pregare su questa altissima realtà: “Io sono figlio di Dio, noi siamo figli di Dio”. E poi chiedere al nostro Padre comune: “Che cosa devo fare?”

In comunione di preghiera

Il Parroco